di Giuseppe Longo

Più che i risultati della direzione del Partito democratico, il cui esito sull’atteggiamento da tenere nella vicenda post-elettorale era largamente previsto, mentre Centrodestra e Cinque stelle restano – almeno per il momento – arroccati sulle rispettive posizioni, l’unica vera notizia di questo primo scorcio della settimana riguarda il quadrante nord-orientale della nostra Italia. E cioè la sfida lanciata da Luca Zaia, governatore del Veneto, proponendo le Dolomiti per le Olimpiadi invernali del 2026.

 

 

Un progetto avanzato assieme al Trentino Alto Adige e che si contrappone alle ambizioni di Torino e Milano. Nel capoluogo piemontese, peraltro, sono subito emerse vistose divisioni all’interno dei Cinque stelle che hanno in mano le redini del potere.

Ma non è su questo che mi soffermo, bensì sulla grossa opportunità che la candidatura delle splendide montagne, patrimonio dell’umanità, a ospitare i Giochi fra otto anni offre appunto a tutto il Nordest. Anche se pare appena il caso di sottolineare che la capitale delle Olimpiadi sarebbe Cortina, regina delle Dolomiti, tuttavia ritengo impensabile che il progetto non debba avere un respiro Triveneto, coinvolgendo anche il Friuli Venezia Giulia. Il nome della nostra regione non è emerso in quanto finora detto – almeno così pare -, ma questo non impedisce che possa aggiungersi rafforzando ulteriormente la candidatura. Le Dolomiti, dopo tutto, continuano anche in Friuli e hanno la loro più bella espressione nel comprensorio di Forni di Sopra, dotato di valide strutture, al quale si aggiungono i poli d’eccellenza dello Zoncolan e del Tarvisiano con le meravigliose piste del Lussari e di Sella Nevea sul monte Canin. Più vicini al Veneto ci sono invece gli ottimi impianti del Piancavallo e salendo s’incontra la bellissima Sappada appena passata sotto la guida Fvg: un passaggio indigesto per Venezia e per lo stesso Zaia, ma che rispetta fedelmente le aspirazioni dei residenti che si erano espressi con convinzione, tramite referendum, per il ritorno alla vecchia regione, storicamente e culturalmente più affine. Unendo le tre entità- e cioè Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia – si otterrebbe un pacchetto veramente invidiabile, in quanto a strutture e bellezza dei luoghi, tale da rendere la candidatura ancora più credibile e competitiva.
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A Luca Zaia dunque va indubbiamente il merito di avere rotto il ghiaccio con il tempismo che gli è riconosciuto e al quale si sono prontamente affiancate Trento e Bolzano, ma in questa rivendicazione sarebbe veramente colpevole che non scendesse in  campo il Friuli Venezia Giulia che a fine aprile tornerà alle urne per eleggere il nuovo presidente. Che, visto il trionfo alle recenti politiche,  ci sono tutte le condizioni perché possa appartenere alla Lega assicurando da subito la necessaria sintonia con il governatore del Veneto. È il caso di pensarci per tempo, la posta in gioco, per le innegabili ricadute sull’ intero territorio, è troppo alta per  non essere tenuta nella debita considerazione.
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< N.d.R.  un vivo ringraziamento al nostro caro amico Giuseppe Longo,

per molti anni “illustre penna” del Messaggero Veneto, per questo contributo>

 

 

le ultime due immagini sono tratte da  http://radiopiu.net

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